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sabato 17 marzo 2012

San Giuseppe che non ti aspetti

di Angelo Diofano
da Nuovo Dialogo in edicola il 16/3/2012


L’altro giorno ho quasi litigato col parroco, cui chiedevo notizie sulla ricorrenza di San Giuseppe. Sì, a un certo punto ho avuto l’ardire di chiamare Giuseppe….il santo vecchierello. “Zitto, zitto, non farti sentire dai miei confratelli - mi ha detto, come se fossimo circondato da microspie... ecclesiali – Non lo sai che molti teologi hanno appurato che San Giuseppe non era quell'uomo così avanti negli anni come molti credono? Era un uomo, ma non troppo, però di una certa avvenenza. E ti pare che Maria, bella com’era, si metteva con un vecchio?”
Lungi da me, un simile pensiero – gli ho risposto - ma sa…la tradizione, un certo modo di dire, San Giuseppe vecchierello, che fa pure rima”. Lui mi ha guardato in un certo modo, come a dire “Ancora non la finisci?”
Vabbè, caro prete, e caro San Giuseppe, come non ho detto. E per riparare ho fatto una visitina nella chiesa dedicata al santo patriarca, in via Garibaldi, sulla Marina: un posto d’incanto, se non fosse per quelle tante case in degrado che attendono invano e da lungo tempo di tornare all'originaria vita. Nel silenzio della chiesa ho ammirato la bella statua in cartapesta portata in processione la sera del 19, più leggera di quella in legno, di scuola napoletana, che si conserva all’interno dello stesso tempio. E ho ripensato ai racconti che i miei genitori mi facevano a proposito di questo santo che poco hanno a che fare, poi avrei scoperto, con quanto riportato nelle Sacre Scritture. Di quei racconti mi è rimasto impresso quanto avrebbe fatto il santo per assicurare un po’ di calore al Bambinello, nelle fredde serate d’inverno. Si spinse in paese, mi raccontava mamma, a chiedere un un po' di brace per riscaldare il Figlioletto. Ma tutti diffidavano di quell’uomo, così strano, silenzioso e forse anche un po’ invidiosi di quella moglie tanto bella, con quel volto luminoso, da eterna innamorata.
Nessuno aveva aperto la porta a Giuseppe. Anzi, uno sì, dicevano fosse un poco di buono. “Dammi un tizzone per mio figlio, che sente freddo”. Ma non c'era alcun ramo con cui attingere il fuoco. Giuseppe non abbassò umiliato lo sguardo e pensò a Gesù, era o no figlio di Dio? Quasi ispirato, prese il mantello e raccolse il carbone in fiamme. Miracolo, non si bruciò. E potè così tornare nella capanna, fra lo sbalordimento dell’uomo e di quanto lo incrociarono sulla via.
Niente di che, solo una favoletta per tenere un po’ a bada la mia irrequietezza. Oggi nessuno più rispolvera certi racconti. Si piazza il piccolo davanti alla televisione o al computer e non se ne parla più.
In quella chiesa alla Marina, già Santa Maria delle Rose, o ancor tempo prima dedicata a Santa Martina La Piccola, osservando il dipinto “Il dubbio di San Giuseppe” del famoso Paolo De Matteis, datato 1715, pensavo sempre ai racconti dei miei genitori. Ai “panarjidde” della città vecchia che nell’imminenza della festa facevano baccano cu“’le ruèzzele”, raganelle in legno che agitate appena provocavano un rumore simile al gracidare della rana. Oppure si davano da fare con la raccolta della legna per il falò da accendere in qualche largo e magari abbrustolirvi i ceci. Alcuni benefattori preparavano l’allestimento delle “tavole” con ogni sorta di bendidio per i poveri; una di queste veniva approntata per i bisognosi su iniziativa di monsignore nel cortile dell’arcivescovado. Invece l’antica arciconfraternita dedicata al santo (fondata nel lontano 1639 e che organizza la processione del 19 marzo) fino a qualche tempo fa s’impegnava per far pervenire guantiere di zeppole alla casa di riposo comunale, oggi non più esistente.
Fa parte della tradizione la preparazione della pasta riccia fatta in casa con la mollica fritta: in bianco con le acciughe o con il sugo o con i ceci. E poi, le zeppole, specialità tipica della festa, offerte in famiglia o sul posto di lavoro dal Giuseppe di turno. Fritte o al forno, sono una bontà, con lo spruzzo di crema alla vaniglia, impreziosita dall’amarena. Se ne faccia una scorpacciata, sia pur interrompendo la dieta che prepara a impeccabili look da presentare sulle spiagge. La festa di San Giuseppe, santo della solidarietà, lo merita.
A questa festa da diversi anni si fa coincidere quella dei papà (San Giuseppe è il loro patrono) che silenziosamente e quotidianamente si sottomettono a ogni sacrifici per il bene della famiglia. Oggi sono nel mirino della contestazione, quale rappresentanti di un malinteso senso di autoritarismo. Meritano un grande segno di affetto, ben più della solita cravatta o della bottiglia di brandy propagandata in televisione, che non valgono un abbraccio caloroso e un “ti voglio bene” detto con il cuore.





venerdì 16 marzo 2012

AVVISO: la Via Crucis per le vie del Borgo

16 marzo 2012
Parrocchia SS.mo Crocifisso
- Taranto -
ore 19,00






Venerdì 16 marzo, IV venerdì di Quaresima, la Parrocchia del Carmine e la parrocchia del SS.mo Crocifisso, in fraternità, celebreranno insieme la solenne Via Crucis per le strade del Borgo umbertino.
Appuntamento per tutti nel piazzale antistante la chiesa del SS.mo Crocifisso alle ore 19,00



La Via Crucis in via D'Aquino nel 2011:




giovedì 15 marzo 2012

mercoledì 14 marzo 2012

AVVISO: festa di San Giuseppe

16 - 19 marzo 2012
Festa di San Giuseppe
Arciconfraternita
del Patriarca San Giuseppe
- Taranto -


  • 16, 17, 18 marzo: Triduo in onore di San Giuseppe

Ore 17,00: Santo Rosario, Preghiera a San Giuseppe, Santa MEssa con omelia

  • Domenica 18 marzo
Ore 8,30: Santa Messa
Ore 18,00: benedizione della "Tavola di San Giuseppe" preparata da un gruppo di Devote del santo nell'Oratorio


  • Lunedì 19 marzo, Solennità di San Giuseppe

Sante Messe ore 8,00 - 9,00 - 10,00 - 11,00
Ore 17,00: Santa Messa solenne
a seguire, processione col segunete itinerario: via garib., piazza Fontana, via Duomo, piazza Castello, discesa Vasto, via garib., rientro in chiesa.
Prima del rientro, spettacolo di fuochi pirotecnici.